Da Isabella, tre caravelle e un cacciaballe del 1963 a La figlia del Papa del 2014: oltre cinquant'anni di teatro raccontati attraverso fondali, sagome e arazzi. È il percorso di Dario Fo pittore: le macchine teatrali, la mostra che la Rocca Albornoz – Museo Nazionale del Ducato di Spoleto ospita dal 28 giugno 2026 al 25 aprile 2027, a cura di Stefano Bertea e Mattea Fo. Inaugurata il 28 giugno, è la prima delle quattro esposizioni previste nel 2026 in Umbria per le Celebrazioni del Centenario della nascita di Dario Fo, premio Nobel.
Quattro spettacoli, cinquant'anni di invenzioni
Le opere esposte appartengono a quattro grandi produzioni teatrali: Isabella, tre caravelle e un cacciaballe (1963), Mamma! I Sanculotti! (1993), Lu Santo Jullare Francesco (1999) e La figlia del Papa (2014). Attraverso questi lavori la mostra restituisce l'evoluzione di Fo nell'uso delle macchine teatrali come espedienti narrativi: dagli arazzi scenografici degli anni Sessanta ai grandi fondali dipinti ispirandosi ai canovacci illustrati dei cantastorie del medioevo, fino alle sagome carrellate degli ultimi spettacoli. Un caso emblematico è proprio Lu Santo Jullare Francesco, con cui nel 1999 Fo debuttò a Spoleto: il suo fondale torna ora a essere esposto dopo 27 anni nelle grandi sale del Museo Nazionale del Ducato, a testimonianza del legame tra la mostra e il Festival dei Due Mondi, nel cui programma l'evento si inserisce.
La "macchina teatrale" di Dario Fo
La pittura di Dario Fo non ha mai vissuto separata dalla scena: fondali dipinti, sagome carrellate, arazzi scenografici, bozzetti e opere pittoriche prendono vita insieme al testo, dentro lo stesso processo creativo. È questo il senso della "macchina teatrale" di Fo, il sistema di immagini, materiali e invenzioni visive che trasforma un'idea in spettacolo e che fa da filo conduttore all'intero percorso. Per l'artista la macchina che precede tutto è il disegno, in un sistema in cui pittura e regia sono un unico atto progettuale: il fondale è co-protagonista, non sfondo, e le sagome definiscono lo spazio dell'azione dando volto e forma ai personaggi. Le opere in mostra non sono illustrazioni di spettacoli passati, ma le macchine stesse, congegni visivi ancora capaci di mettere in moto l'immaginazione dello spettatore.
Un progetto per il Centenario
La mostra è organizzata e prodotta dalla Direzione Generale Biblioteche e Istituti Culturali e dalla Direzione Generale Musei del Ministero della Cultura, dai Musei Nazionali di Perugia – Direzione regionale Musei nazionali dell'Umbria, dalla Regione Umbria, dal Festival dei Due Mondi di Spoleto e dalla Fondazione Dario Fo e Franca Rame ETS, in collaborazione con la Soprintendenza Archivistica e Bibliografica del Veneto e del Trentino Alto-Adige e con l'Archivio di Stato di Verona. Dario Fo (1926-2016) è stato uno dei più importanti protagonisti della cultura italiana del Novecento — attore, autore, regista, scenografo, pittore e intellettuale — capace di rinnovare profondamente il linguaggio teatrale contemporaneo; accanto al teatro ha coltivato per tutta la vita un'intensa attività pittorica, considerandola parte integrante del proprio processo creativo. A cento anni dalla nascita, il suo lascito resta un punto di riferimento internazionale per il teatro, le arti visive e la riflessione culturale contemporanea.

Informazioni utili
- Mostra: Dario Fo pittore: le macchine teatrali, a cura di Stefano Bertea e Mattea Fo
- Quando: dal 28 giugno 2026 al 25 aprile 2027
- Dove: Rocca Albornoz – Museo Nazionale del Ducato di Spoleto, Piazza Campello 1, Spoleto (PG)
- Orari: 9.30-19.20 (ultimo ingresso 18.45)
- Info: tel. 0743 223055 – drm-umb.muducatospoleto@cultura.gov.it
Maggiori informazioni sul sito ufficiale: musei.umbria.beniculturali.it.
